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Caso Caliendo: “Forse col Berlin Heart avrebbe avuto una chance”

Domenico domani autospia funerali

Domenico Caliendo, il bambino di Nola morto dopo un trapianto di cuore, avrebbe potuto avere maggiori possibilità di sopravvivenza con un cuore artificiale. È uno dei punti centrali della maxiperizia di oltre 500 pagine disposta dal gip nell’ambito dell’incidente probatorio per accertare le responsabilità sulla morte del piccolo.

Secondo i tre consulenti, il Berlin Heart Excor, rispetto all’Ecmo, avrebbe consentito di mantenere più a lungo condizioni compatibili con un nuovo trapianto, aumentando quindi le possibilità di arrivare all’intervento in attesa di un organo disponibile. I periti mettono sotto esame la scelta di utilizzare l’Ecmo e rilevano come non siano state chiarite adeguatamente le valutazioni tecniche alla base della decisione.

Focus su Berlin Heart ed espianto a Bolzano

Un altro capitolo riguarda il cuore arrivato da Bolzano. L’organo sarebbe stato trasportato utilizzando ghiaccio secco invece di ghiaccio d’acqua, una scelta che secondo la perizia avrebbe avuto un ruolo decisivo. Sotto esame anche la gestione del materiale da parte del personale dell’ospedale altoatesino.

La magistratura potrebbe quindi effettuare nuovi approfondimenti sul San Maurizio di Bolzano, dove al momento non risultano medici o infermieri indagati. La perizia, invece, esclude responsabilità per l’intervento eseguito al Monaldi da Guido Oppido ed Emma Bergonzoni.

Anche l’eventuale anticipo dell’espianto del cuore nativo, rispetto all’arrivo del nuovo organo, non sarebbe censurabile: secondo i consulenti, i medici avrebbero agito nel rispetto delle linee guida e senza aver ricevuto segnali di allarme sul trasporto del cuore.

I genitori di Domenico erano presenti all’udienza dell’incidente probatorio. La famiglia chiede che vengano accertate tutte le responsabilità e, attraverso il legale Francesco Petruzzi, sollecita anche verifiche sull’ipotesi di omicidio volontario con dolo eventuale legata alle scelte adottate dopo il trapianto.

@sicomunicazione

“Perché ha scelto di far morire Domenico e non gli ha impiantato il Berlin Heart?”. A questa domanda cerca di trovare una risposta l’avvocato Francesco Petruzzi, legale della famiglia Caliendo. Una soluzione, quella del cuore artificiale, che forse avrebbe potuto dare una chance al piccolo che, invece, si è spento dopo quasi due mesi dal trapianto di cuore. domenicocaliendo veritàegiustizia avvocatopetruzzi berlinheart guidooppido trapiantodicuore

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